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26 aprile 2005

L'uomo che si innamoro della sua penna USB

Questa è la storia di un uomo che si innmamorò della propria penna USB. Appena la comprò capì che aveva fatto un acquisto fantastico.Non potendo più parlare con gli altri, immersi nel loro squallore metropolitano, decise di acquistare qualcosa che potesse traportare i propri pensieri, la propria musica. A tutti quelli che incontrava, in quei cocci di conversazione che gli concedevano, si vantava del suo nuovo acquisto. Ogni tanto la tirava fuori, la girava, la guardava, si divertiva con il pollice a seguire gli spigoli smussati. Si compiaceva nell'ammirare quel bel blu elettrico, di continuo toglieva e rimetteva il tappo divertito dal ticchettio. Un giorno ricevette una telefonata da una ragazza conosciuta qualche mese prima. Non si era più fatta sentire e gli chiese se poteva venire a casa sua. Lui disse - Certo.- Arrivò, le chiese se voleva un te, ma non fece in tempo a far bollire l'acqua che si trovarono subito a letto. Per molte donne il sesso è come l'ombrello, ne sentono la necessità solo quando piove, pensò. Andò in cucina e prese tra le mani la sua penna, si mise a guardarla e rigirarla. Quando giunse la ragazza gli chiese - Che cos'hai? - Sono innamorato - rispose -.
Lei scoppio in  lacrime e scappo via, non sapendo che lui era innamorato della sua USB.




permalink | inviato da il 26/4/2005 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 aprile 2005

Festa di compleanno cattocomunista

NB:Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale e frutto della fantasia dell'autore.

Esco fuori a fare due passi e chi ti trovo? Elisabetta, una delle tante brave ragazze che qualcuno dice che non ci sono più. Sempre troppe per i miei gusti. Non ricordo dove l’ho conosciuta, forse durante il solito esame ripetuto infinite volte. Dopo i soliti convenevoli mi invita la sera stessa alla sua festa di compleanno. Dannazione, speravo di evitare l’ennesima festicciola del cazzo, ma questa volta non ho voglia di fare lo stronzo. La verità è che il padre di Elisabetta ha una fantastica cantina. Il buon vino renderà tutto meno spiacevole. E’ una di quelle serate che non sai se startene zitto o dare un po’ di spettacolo, magari arrivando già ubriaco, ma questa volta farò il bravo, ogni tanto fa bene passare una serata con gente “normale”, rinforza il proprio Io. Cazzate, lo debilita, ma almeno si può mangiare e bere a sbaffo.
Torno a casa a lavarmi e cambiarmi. Anche se sono io a farle un piacere non me la sento di andare la a mani vuote e do un’occhiata in giro se c’è qualcosa da riciclare. Quella bottiglia di spumante dolce di pessima qualità andrà benissimo.
Riciclo un riciclo. Certe cose sono fatte per essere riciclate, se ne vanno da una casa e l’altra, perché è brutto presentarsi con le mani in mano! Che tristezza.
Mi stendo sul divano in mutande, con una mano leggo un libro, con l’altra mi scaccolo. Ad un certo punto mi viene fame. Nel frigo è rimasta un po’ di zuppa di ceci e fagioli, l’ideale per il te delle cinque. Dopo un paio di birre, mi lavo, mi vesto e vado alla cena di compleanno, pensando al vino che mi aspetta.
Arrivo puntuale e sono il primo. Non sopporto chi è in ritardo, è come se ti dicesse “ho una vita frenetica, non so come riesco a fare tutto, ma ci riesco, eccomi qua”. Perché non dire “sul più bello che stavo per uscire mi è scappato da cagare?”. Mi sa che gli amici di Elisabetta  siano più da vita di merda che da vita frenetica. Mi siedo sul divano e faccio due chiacchiere con Elisabetta aspettando gli altri.  Sul tavolo vedo bottiglie d’acqua e d’aranciata, cominciamo male. Arrivano i subumani. Mano umida e stretta debole: i miei sospetti erano fondati. Ci sediamo a tavola e cominciamo a mangiare. Elisabetta ci informa che i genitori non ci sono, quindi possiamo parlare liberamente (chissà che temi scabrosi ci attendono!). Arriva un vassoio con delle uova sode farcite con tonno e capperi, poi pasta con il tonno.
Chiedo se c’è del vino  e tutti mi guardano come se fossi un alcolizzato.
- Beh possiamo bere quella bottiglia la..
- Ma scherzi è una bottiglia di champagne che mio padre  vuole aprire quando mi sposo.
- Ma chi vuoi che ti voglia?- penso io.
Quante bottiglie di vino riposano sugli scaffali, aspettando di essere aperte. Molte diverranno aceto, meglio non pensarci.
La cena prosegue, tutti con la testa nel piatto o al massimo a chiacchierare con il vicino, il compagno di banco, come a scuola.
 Un porcelletto con i capelli rossi e la voce stridula  annuncia di aver aperto un forum su Internet  al quale  siamo tenuti  a partecipare. Precisa però che non si parlerà di politica o religione, niente temi impegnati per carità.
- Tolti gli argomenti più interessanti,di cosa si può parlare,allora?-chiedo io-Beh,di calcio, tv, di noi…- Mmm, mi hai convinto devo dire..- Risatina di circostanza.
Il menù turistico prosegue con un arrostino di maiale e piselli di contorno,ma il quartino di vino, immancabile nel più misero dei menù turistici è solo un miraggio. Il caffè non lo vuole nessuno, altrimenti nessun dorme.

- Ma se vuoi lo faccio solo per te…- No grazie.

 Arriva una crostatina di frutta, con la frutta disposta a cazzo, con 25 candeline.
- 25?Avrei detto 12!
- Che spiritoso! Non è molto bella da vedersi,spero almeno che sia buona…
- Elisabetta, non preoccuparti è il pensiero che conta…- Si accendono le candeline  e il porcelletto attacca con “tanti auguri a te”.”No questo è troppo!”- penso. La pancia brontola, un po’ per il disgusto, ma soprattutto per la merenda a base di ceci. Ho un idea geniale. Guardo la bottiglia di champagne, mi alzo in piedi, faccio per andarmene, ma mi fermo accanto alla torta, mostrando le spalle a tutti. Mi calo i pantaloni, scoreggio sulle candeline e la fiammata incendia i tovagliolini di carta. Gli idioti cominciano ad agitarsi e ad urlare, Elisabetta scoppia in lacrime. Approfittando della confusione mi tiro su i pantaloni, corro verso lo scaffale, prendo la bottiglia e me ne scappo, fiondandomi giù dalle scale. Me ne torno a casa tutto soddisfatto, mi butto sul divano e mentre lascio raffreddare il vino ripenso alla serata e mi faccio due risate. Apro la bottiglia. Lo champagne è delizioso, una crema di bollicine, altro quella merda che ho portato io! Pian piano finisco la bottiglia e sento che mi ringrazia per averla sottratta ad un destino crudele da soprammobile.

 




permalink | inviato da il 11/4/2005 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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